Separazioni disturbate: il fenomeno dell’alienazione parentale (i.e. PAS)

Separarsi risulta in molti casi un processo lungo ed estremamente complesso.

Spesso si attivano meccanismi individuali che possono comportare escalation di conflittualità difficilmente gestibile.

Quando la coppia genitoriale non riesce ad attingere alle proprie risorse per svariati motivi, le cui radici trovano terreno in varie aree della vita, in vulnerabilità di natura psicologica, in storie personali particolarmente faticose o in fragilità di natura psichiatrica, le difficoltà della separazione possono ricadere sui figli.

In questi casi, i figli sono esposti ad un elevato rischio di abuso psicologico ed emotivo, per necessità dell’uno o dell’altro genitore, diventando strumenti in una sfida logorante.

Quando la separazione è altamente conflittuale e uno dei due genitori ha bisogno per sé –in maniera disfunzionale e clinicamente disturbante- di allontanare emotivamente e concretamente l’ex compagno, possono configurarsi condotte alienanti.

L’alienazione genitoriale consiste nell’allontanare fino ad alienare l’altra figura genitoriale dalla frequentazione e dal rapporto di crescita del figlio, attraverso una o più condotte, sino a giungere nei casi più gravi alla definitiva sottrazione del figlio, per un lungo lasso di tempo o addirittura per tutta la vita.

Si tratta di una serie di condizioni che smuovono perplessità, usate talvolta a sproposito per giustificare ad esempio reazioni di evitamento da parte dei figli verso un genitore.

Spesso si verificano all’interno di una lotta legale circa l’affidamento dei figli.

L’alienazione parentale non rientra a pieno regime nelle patologie psicologiche-psichiatriche e non è stata riconosciuta ufficialmente dal DSM V, ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (APA 2013; tr.it. 2014) né da altri manuali diagnostici ufficiali.

Un disturbo infatti diventa patologia quando si esprime in un insieme di segni, sintomi (e condizioni) codificabile e, per questo, universalmente identificabile.

Gli esperti ritengono tuttavia che l’alienazione genitoriale rappresenti un grave fattore di rischio evolutivo per il minore (Linee guida in tema di abuso sui minori, SINPIA, 2007).

Ad oggi, si fa riferimento agli 8 criteri proposti dallo psichiatra Richard Gardner, utili per ravvisare eventuali problemi relazionali nel funzionamento triadico famigliare:

  • Campagna di denigrazione verso il genitore alienato;
  • Deboli e insensate razionalizzazioni da parte del minore a sostegno della denigrazione;
  • Mancanza di ambivalenza da parte del minore verso i genitori (buono vs. cattivo);
  • Sostegno automatico ed esclusivo al genitore alienante nel conflitto parentale;
  • Assenza di senso di colpa nel minore rispetto al disprezzo mostrato verso il genitore alienato;
  • Scenari presi a prestito che il minore riferisce come propri ma che sono realmente frutto del genitore alienante;
  • Il minore afferma che le scelte di evitamento e/o disprezzo del genitore alienato derivino da propri pensieri (i.e. fenomeno del pensatore indipendente);
  • Estensione dell’ostilità alla famiglia allargata, agli amici e alle nuove eventuali relazioni affettive del genitore alienato.

E’ necessario che i sentimenti negativi, l’astio, il rifiuto, la rabbia e l’evitamento non siano frutto di reali mancanze, di trascuratezza o violenza.

Sono state successivamente aggiunte alcune considerazioni, finalizzate a comprendere in modo più approfondito tali delicate situazioni:

  • Difficoltà da parte del minore nel trascorrere periodi di visita presso il genitore alienato;
  • Comportamenti oppositivi e distruttivi durante le visite presso il genitore alienato;
  • Legame patologico o di natura paranoidea con il genitore alienante;
  • Legame forte e sano con il genitore alienato prima che intervenisse il processo di alienazione.

Da queste poche righe si desume quanto sia complesso l’argomento e delicata la possibilità di analizzare le dinamiche e identificare tutte la variabili interagenti.

La possibilità di conoscere il fenomeno permette al genitore che presume di essere alienato, così come alla famiglia di quest’ultimo che viene spesso coinvolta, di cercare confronto con gli specialisti del settore quali psicologi e avvocati che, a loro volta, potranno rivolgersi alle figure giudiziarie atte a comprendere e a tutelare i soggetti coinvolti per ripristinare una distanza tutelante e protettiva, all’interno della famiglia intera.

E’ fondamentale, quindi, che gli operatori implicati abbiamo in mente l’insieme di potenziali fattori chiamati in causa, i ruoli nelle dinamiche, il livello di partecipazione attiva nella riproduzione di meccanismi relazionali per poter identificare ed esaminare il contributo delle responsabilità in termini eziologici e dimanici in merito ai comportamenti manifestati dai bambini e diretti al genitore alienato ma anche a quello alienante.

Tale mandato –che sia clinico o non- richiede un’attenzione sensibile e altrettanto concreta poiché le relazioni famigliari per natura sono intrecciate oltre che complesse e possono portare, in condizioni disfunzionali, a circoli invischianti reciproci poco chiari e destinati a logorare l’autenticità degli affetti di ciascuna persona coinvolta.

Leave a reply